
2006 – Pompei, aprile, In occasione del primo centenario dell’eruzione del 1906, per il quale è stata organizzata una serata celebrativa al Museo Gracco, con la partecipazione di Giuseppe Luongo, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano, il M° Gracco ha presentato al pubblico la cartella “Vesuvio: dramma di un popolo”, formata da tre tavole calcografiche incise a puntasecca, stampate a mano con i torchi del Museo Gracco, tirate in trenta esemplari, numerate e firmate dall’autore.

L’intera esposizione, dai soggetti dei quadri esposti ai titoli degli stessi, si rifaceva a un brano del biblico Cantico dei Cantici, riportato di seguito, che esalta l’amore universale. Il testo e un’opera calcografica del Maesto ispirata ad esso sono contenuti in un prezioso “libro d’arte” edito in sessanta esemplari tirati con i torchi del Museo Gracco su carta Rosaspina e colorati a mano dall’autore.

Un giardino sbarrato è la mia sorella,
la mia sposa,
un giardino sbarrato,
una sorgente sigillata.
La tua pelle è un paradiso di melagrane,
con i frutti più scelti, …
Una sorgente dei giardini,
un pozzo d’acqua fresca,
e ruscelli che scorrono dal Libano.
Destati, o vento settentrionale,
e vieni, o vento meridionale.
Soffia sul mio giardino.
Stillino i suoi profumi.
Entri il mio caro nel suo giardino
e ne mangi i frutti più scelti.
Io dormo, ma il mio cuore è desto.
C’è il suono del mio caro che bussa!
“Il Cantico dei Cantici”
Spiegando alla stampa le ragioni di quella mostra, che ebbe vasta risonanza, in cui presentò circa dodici nuove opere, fra tecniche miste, affreschi, e grafiche (vedi sopra), il Maestro ha rispolverato i ricordi della sua infanzia.
“Quand’ero piccolo,” ha esordito, “durante le mie frequenti visite agli Scavi di Pompei, amavo rifugiarmi sotto i grandi rovi di more, dove ritrovavo un’atmosfera incantata. Qualche tempo dopo, dai quindici ai diciassette anni, facevo un sogno ricorrente. Sogno di trovarmi sotto i rovi, in una delle mie numerose esplorazioni fanciullesche. D’un tratto m’imbatto in un’antica casa romana ed entro in una stanza piena di luce. Faccio qualche passo, arrivo al centro della stanza, mi volto e mi accorgo che, affianco all’entrata, sdraiato su di un letto, c’è un uomo anziano coperto da un lenzuolo bianco.
Subito mi avvicino, e, con mia sorpresa, capisco che quell’uomo sono io, come sarei diventato. Lui mi guarda e, percependo il mio stupore, sorride. Poi rivolge lo sguardo diritto davanti a sé, e si fa serio. Allora anch’io guardo nella stessa direzione, e scopro che sulla parete di fronte a lui si apre una finestra. La raggiungo, e, affacciandomi, vedo un giardino con tante piante e alberi lussureggianti e il Vesuvio sullo sfondo. Questo il sogno.
In seguito accadde qualcosa che mi lasciò ancor più sorpreso di quanto non fossi nel sogni. Era il 1966. Un giorno, quando ormai avevo ventuno anni, passeggiando con parenti e amici in una zona di campagna vicina agli Scavi, mi sento attratto da un cancello che dà sulla strada. Mi avvicino, e cosa vedo dall’altra parte? Un giardino ricco di piante e alberi fruttiferi. Lo riconosco, è proprio quello che avevo sognato! Stesse caratteristiche e lo stesso profilo del Vesuvio sullo sfondo. Decisi che quel posto, così vicino alla Villa dei Misteri, così ricco di fascino e di mistero, sarebbe diventato il luogo d’ispirazione per le mie opere, e così è stato.
Questo è il luogo dove ho visto crescere i miei affetti più cari. Questo “angolo di paradiso” è stato ed è tuttora l’ambiente ideale in cui ho sempre desiderato vivere, in armonia con la creazione. Questo posto incantevole, che ora è diventato museo, è il mio “giardino segreto”, lo spazio fisico e mentale che racchiude tutto ciò che di più intimo e personale mi appartiene. Questo è il luogo dove il cuore si ferma per incontrarsi con il colore dei sogni”.
Per quanto illuminanti, le parole del Maestro non bastano per descrivere la ricchezza di significati che le opere della mostra suggerivano. Di seguito ne riportiamo alcune.



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